Castello Aragonese

Castello Aragonese

Un cono di lava di basalto

Il Castello sorge "su di un cono di lava di basalto, che si innalza dal fondo del mare, ed è alto circa 600 piedi (182 mt. circa) dal suo livello. Il cono troncato in basso forma a sud-est un pendio meno ripido, coperto da giardini, e dalle rovine dell´antica città, quivi riconcentrata per tanti anni.… Dal ponte levatoio, ov´è la prima porta saracinesca, alla cittadella, vi è una salita di circa un chilometro e metri 250 a forma di spira. Per la lunghezza di 500 piedi (152 mt. circa) è scavata nella rocca, formante una galleria coverta di 22 piedi (6,7 mt. circa) di larghezza, su venti (6 mt. circa) di altezza" (G. D´ASCIA, Storia dell´Isola d´Ischia, Napoli, 1867).

I primi insediamenti

Sulle date dei primi insediamenti non c´è ancora chiarezza così come sull´origine dell´appellativo di Castrum Gironis che gli è spesso stato dato; lo si fa derivare per convenzione dal nome dal tiranno siracusano Gerone che lo avrebbe fondato, ma sembra più convincente la versione di Giorgio Buchner, che fa derivare il nome del sito dal circuito delle mura che proteggeva la fortezza.

Gli anni intorno al IX secolo

Tralasciando gli anni dell´antichità più remota, troppo legati a storie mitiche e che hanno avuto come teatro il versante nord-occidentale dell´isola con gli insediamenti greci di Pithecusa nell´VIII sec. a.C. e le coste immediatamente antistanti il Castello con gli insediamenti romani di Aenaria del IV sec. a.C., si può iniziare la storia a partire dagli anni intorno al IX secolo, da quando cioè, secondo Giuseppe D´Ascia, gli ischitani diventarono soggetti di storia, finendo di subire passivamente il corso degli avvenimenti come era accaduto fino a quel momento: questo si verifica con la costituzione della monarchia napoletana, da quando cioè "Ischia entra nel tempo storico assecondando e/o contrastando le alterne vicende del reame" (I. DELIZIA, Ischia  l´identità negata, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1987).

Una lettera, risalente all´812

Risale a quegli anni uno dei documenti più antichi sopravvissuti: la lettera, risalente all´812, indirizzata da papa Leone III a Carlo Magno nella quale, oltre a raccomandarsi per le sorti dei cristiani minacciati dalle continue scorribande dei Saraceni, si parlava di Ischia definendola come l´isola "quae dicitur Iscla Majore", facendo supporre che la vita a quel tempo si svolgesse soprattutto sull´isola maggiore ma che quella minore fosse dotata di maggiore sicurezza, deduzione confermata dal fatto che anche in documenti successivi dello stesso tenore si parlava di una Insula Major gravemente danneggiata dai saccheggi dei Saraceni. Ma la notizia più interessante che si evince dai documenti è che per la prima volta si metteva da parte l´antico nome latino di Aenaria, segno di come i tempi fossero cambiati e di come si fosse passati ad una nuova era caratterizzata dal forte legame col Cristianesimo.

Una piccola cittadella

La storia dell´isola maggiore e del Castello proseguì in un contesto di questo tipo per diversi anni con continui pericoli dovuti alla sua posizione strategica che ne fece oggetto di invasione. Altro momento importante, suffragato anche in questo caso dai documenti, è il 1036, data di un Rogito Notarile che ci informa su parte del patrimonio presente a quell´epoca sul Castrum: il documento tratta della donazione disposta da un certo conte Marino Mellusi in favore dell´abate Pietro comprendente anche beni situati al Castello. Da esso possiamo dedurre che il Castello a quella data era già organizzato come una piccola cittadella, che gli abitanti possedevano beni immobili e vi risiedevano alcune famiglie nobili. Durante le dominazioni normanna e sveva il Castello vide accrescere la sua connotazione di fortezza oltre che la sua notorietà sulla scena politica italiana tanto che lo stesso Federico II dimostrò più volte grande interesse per le sue vicende; terminata bruscamente l´esperienza sveva, l´isola entrò a far parte dei domini degli Angiò: da questo momento Ischia e la sua propaggine diventano attori di primo piano della storia del Regno di  Napoli.

La dominazione angioina

La data con la quale tradizionalmente si fa iniziare la dominazione angioina del Regno di Napoli è il 1268 anche se, per quel riguarda Ischia, solo nel 1299 gli Angioini, con Carlo II, presero pienamente il potere: questo ritardo fu dovuto al fatto che gli isolani erano rimasti legati alla dinastia sveva, che aveva nel frattempo stretto contatti con quella aragonese: così all´indomani dei Vespri Siciliani, nel 1285 gli isolani non avevano esitato a chiedere l´appoggio degli Aragonesi, affrancandosi per diciassette anni dal dominio angioino.

Anni molto duri per l´isola

Quelli successivi al 1299 furono anni molto duri per l´isola: prima la rappresaglia angioina, poi la straordinaria eruzione del monte Epomeo del 1301, distrussero sia morfologicamente che economicamente vaste zone dell´isola costringendo molti abitanti a rifugiarsi sulla terraferma. Solo nel 1305 si assiste ad un ritorno nelle terre natie. Il 1301 è una data fondamentale per le sorti del Castello: da questo momento il baricentro della vita politica e religiosa ischitana si spostava sull´isola minore; significativo in tal senso è l´episodio del 1309 quando, appena salito al trono, il nuovo re Roberto d´Angiò decise di intraprendere un breve viaggio per rendere onore al vecchio castellano, Cesare Sterlich: ciò è indicativo di come i sovrani del tempo avessero attenzioni per questa parte del regno e come intendessero controllarla di persona. Il regno di Roberto e successivamente quello della nipote Giovanna, che si protrasse fino al 1382, portarono un po´ di tranquillità in tutti i settori della vita sia dell´isola maggiore che di quella minore; in particolare al Castello iniziarono a fiorire lussuosi edifici appartenenti alle famiglie nobili del tempo, che crebbero di numero andando a formare un´aristocrazia molto dinamica e attenta anche alle problematiche economico-commerciali.

Un breve periodo di pace e prosperità

Questo periodo di pace e prosperità fu di breve durata e gli echi delle lotte per prendere il posto della regina Giovanna, morta senza eredi, provenienti dalla terraferma, si fecero sentire anche sul Castrum, che ebbe un ruolo da protagonista nella dura battaglia che portò all´assegnazione del regno a Ladislao di Durazzo nel 1399. Negli anni successivi fu soprattutto la famiglia Cossa a rafforzarsi grazie al contributo che aveva dato nella precedente contesa: la sua influenza crebbe a tal punto che un suo esponente, Baldassarre Cossa arrivò al soglio pontificio nel 1410: costui, dopo una veloce carriera ecclesiastica, approfittando delle debolezze interne del mondo cristiano, era riuscito a farsi eleggere antipapa col nome di Giovanni XXIII. Va ricordato che poco prima, tra il 1402 e il 1404, l´allora cardinale di Bologna Cossa aveva avuto rapporti molto stretti con l´isola in quanto era Commendatario della Diocesi Insulana per concessione del pontefice Bonifacio IX: il papa, infatti, per sdebitarsi dell´aiuto avuto dalla potente famiglia Cossa nella contesa per il soglio pontificio con la famiglia Colonna, non aveva esitato a concedere il controllo della diocesi a Baldassarre, nonostante ad Ischia fosse presente un vescovo "ufficiale".

Lotte di potere

Ma le lotte di potere non erano terminate: salita al trono Giovanna II, sorella di Ladislao che era morto senza eredi, i baroni, scontenti della situazione, chiamarono dalla Francia Luigi III d´Angiò offrendogli il trono. La regina si oppose offrendo il regno ad Alfonso d´Aragona, che accettò, per quanto, prima di ottenere il beneficio, dovette aspettare circa vent´anni contrassegnati da lotte e continui voltafaccia da parte della regina e della nobiltà del regno. Anche gli ischitani non si dimostrarono molto chiari appoggiando in un primo momento il nuovo sovrano che li ripagò concedendo loro importanti privilegi, ma in ultima analisi gli si dimostrarono ostili facendogli temere per il regno proprio quando l´obiettivo sembrava  raggiunto. Alfonso d´Aragona fu forse il re che amò di più Ischia tra quelli che si sono succeduti sul trono del regno di Napoli, ma credo che si possa estendere il concetto anche agli anni successivi all´unità d´Italia; tanti infatti furono gli interventi del sovrano in favore della fortezza sul mare: per esempio nel campo della sicurezza, giacché il Castello divenne inespugnabile: Alfonso decise di far scavare una galleria interna che portasse anche i carri fino alla cima, mettendo da parte la vecchia e meno sicura via d´accesso esterna che partiva dal mare. Rifece il ponte rafforzandolo in modo da renderlo resistente ai flutti, infine munì il complesso di cinque livelli di porte in modo da rendere l´accesso difficilissimo.

Lati oscuri nel governo di Alfonso

Certo non mancarono lati oscuri nel governo di Alfonso e a noi interessa soprattutto il fatto che egli, per vendicarsi della poca fedeltà dimostrata dagli isolani nella precedente contesa per il trono, deportò tutti gli uomini troppo legati al precedente dominio francese e fece unire le loro donne con una sua guarnigione spagnola, facendo nascere in tal modo dal nulla una nuova classe nobiliare a lui fedele in tutto e per tutto.

L'epoca aragonese

In epoca aragonese ebbe un ruolo interessante Lucrezia d´Alagni, favorita del re, che da castellana contribuì a fare in modo che anche nei momenti di assenza del sovrano dal Castrum la vita sociale della corte continuasse e che si cominciasse a considerare il Castello non solo come una fortezza ma anche come una residenza destinata al riposo e al piacere: erano maturi i tempi per fare del luogo un apprezzato circolo culturale. Questo periodo di pace e prosperità conoscerà una pausa alla morte di Alfonso, quando l´erede designato, Ferdinando, ebbe difficoltà nel tenere a bada la nobiltà del regno in generale e il castellano Giovanni Torella nel caso specifico di Ischia. Le risorse militari impiegate da Ferdinando per avere la meglio sul nemico isolano furono molte: infatti solo grazie al valore dei suoi uomini guidati dal generale Poo, nel 1464 riuscì nei suoi intenti; questa vicenda segnò molto il sovrano che ordinò a tutta la popolazione di andare a vivere al Castello per poterla meglio tenere sotto controllo. Dopo questa decisione il Castello perse definitivamente i suoi caratteri di cittadella esclusivamente difensiva per diventare una città vera e propria con tutti i servizi e gli edifici del caso. Le scelte di re Ferdinando causarono un sensibile incremento demografico: la popolazione residente sull´isolotto raggiunse il numero di circa tremila unità; furono inaugurate nuove fabbriche, soprattutto chiese ed uffici statali; si crearono così le basi per un successivo periodo di splendore del Castello, caratterizzato dalla presenza di personaggi di rilievo del Cinquecento italiano.

Gli ultimi anni della dinastia aragonese a Napoli

Gli ultimi anni della dinastia aragonese a Napoli furono ricchi di avvenimenti: alla morte di Ferdinando, nel 1494, salì al trono suo figlio Alfonso che però fu costretto ad abdicare da papa Alessandro VI Borgia; gli succedette il giovane Ferdinando che pochi anni dopo dovette rifugiarsi al Castello per sfuggire all´esercito del re di Francia Carlo VIII, che aveva invaso il regno partenopeo: è un momento importante perché Ferdinando portò con sé sul Castrum i suoi fedelissimi tra i quali alcuni membri della famiglia D´Avalos che ben presto avrebbero scritto pagine importanti per la storia della fortezza sul mare. Carlo VIII ordinò l´attacco al Castello ma dovette fare i conti con l´inespugnabilità della rocca che, guidata da Innico d´Avalos, resistette destando in tutto l´occidente grande ammirazione: di tale impresa si trovano tracce anche in quella che è forse l´opera letteraria più importante del tempo, L´Orlando Furioso, di Ludovico Ariosto, dove al canto XXXIII è così scritto:

Vedete Carlo Ottavo che discende.

Dall´Alpe, e seco à il fior di tutta Francia;

Che passa il Liri, e tutto il regno prende

Senza stringer spada, e bassar lancia;

Fuorché lo scoglio che a Tifeo si stende

Sulle braccia, sul petto e sulla pancia;

Che del buon sangue d´Avalos al contrasto

La virtù trova d´Inaco del Vasto.

L´improvvisa morte di Ferdinando

Anche il giovane sovrano apprezzò tali gesta e tributò alla cittadella grandi onori;  questo episodio incoraggiò la reazione aragonese e la successiva riconquista del regno con la ritirata di Carlo VIII. L´improvvisa morte di Ferdinando, nel 1496, all´età di ventinove anni portò al trono lo zio Federico che ben presto si trovò ad affrontare un tradimento inaspettato: il suo più fido alleato, il re di Spagna Ferdinando il Cattolico, nonostante gli avesse promesso protezione nei confronti di Francesco I, re di Francia, tramò alle sue spalle con lo stesso sovrano francese per spartirsi il regno aragonese: nel 1501 tramontò la dinastia aragonese, una casata che dimostrò fino in fondo una predilezione particolare per Ischia: il re Federico, infatti, prima di andare via, concesse agli isolani importanti privilegi: che nessuno straniero potesse ricevere benefici; che fossero concessi agli ischitani quattro impieghi annuali negli uffizi del regno; che chiunque avesse portato grasso sull´isola fosse stato esente da dazi; la cessione all´isola di tutte le marine, i lidi, le spiagge, le peschiere nonché lo spazio di due miglia di mare intorno ad essa; che il mastrodatti di questa città dovesse uscire da essa; che il custode delle prigioni dovesse essere isolano; infine la conferma di tutti i privilegi accordati da sovrani aragonesi.

L´accordo tra Spagna e Francia

L´accordo tra Spagna e Francia non durò molto e ben presto i due sovrani cercarono di ottenere tutto il bottino in precedenza spartitosi; Ischia e la sua fortezza si schierarono con gli spagnoli e anche in questa lotta il Castello si dimostrò decisivo: nel 1503 la castellana Costanza D´Avalos, sorella di Innico, guidò la resistenza degli isolani agli attacchi dei francesi. Il suo coraggio non fu vano: il re spagnolo le donò a vita il governo del Castello; da questo momento le sorti della fortezza furono legate per secoli alle vicende della famiglia degli Avalos.

La famiglia degli Avalos

A questo punto è necessario ricordare i personaggi più importanti della famiglia  che hanno abitato il Castello: il primo ad arrivare in Italia insieme ad Alfonso I d´Aragona fu il castigliano Inigo, che ebbe tre figli, Alfonso, Innico e Costanza; Innico resse il Castello fino alla fine dei suoi anni nel 1503, quando il potere passò nelle mani della sorella Costanza che lo mantenne fino al 1541, anno della sua morte. Costanza esercitò una grandissima influenza sui vari membri della famiglia che vivevano al Castello a cominciare dai nipoti Alfonso, figlio di Innico, e Ferrante, figlio di Alfonso: fu lei infatti ad organizzare il matrimonio, celebrato il 27 dicembre del 1509 nella Cattedrale del Castello, tra Ferrante con la nobile romana Vittoria Colonna. Le figure di Ferrante e della moglie Vittoria furono conosciute in tutto il mondo occidentale; basti pensare che Ferrante partecipò alla presa di Pavia nella quale fu fatto prigioniero il re di Francia, Francesco I, che si opponeva all´egemonia di Carlo V.

Vittoria Colonna

Ma forse la figura di Vittoria Colonna fu quella che entrò nell´immaginario collettivo come la donna più colta e ricercata del XVI secolo: celebri furono le sue amicizie con Michelangelo Buonarroti, Paolo Giovio che ne cantò lo splendore, Pietro Bembo, Ludovico Ariosto, Baldassarre Castiglione; come pure celebre fu il circolò letterario che fu capace di creare al Castello e che segna uno dei momenti più alti di cultura che l´isola abbia mai conosciuto.

Alfonso D'Avalos

Altra figura di rilievo appartenuta alla famiglia D´Avalos fu quella di Alfonso, nipote di Costanza; e fu proprio dalla eminente zia che questi ereditò l´educazione e il valore che lo portarono ad essere uno dei condottieri più fidati di Carlo V, che lo pose al governo di Milano.

Un periodo difficile

Questa età felice durò poco e ben presto anche il Castello conobbe il declino che l´età vicereale aveva portato a Napoli. La stessa famiglia D´Avalos non fu più capace di offrire altre personalità di rilievo e cominciò a cadere nella tentazione di approfittare del suo potere per arricchirsi e sfruttare la popolazione. La situazione era già difficile nel 1532 quando gli isolani avevano presentato un memoriale a Carlo V nel quale, dopo aver giurato fedeltà, imploravano il sovrano di confermare loro gli antichi privilegi e di aggiungerne nuovi, in considerazione della precaria situazione economica dell´isola. Malgoverno dei viceré spagnoli e calamità naturali furono le due piaghe maggiori del Seicento napoletano: il D´Ascia vuole collegati questi eventi quando, parlando del viceré Duca d´Alba, sostiene che era opinione diffusa del popolo che le calamità naturali che si abbatterono in quegli anni fossero la punizione divina per l´inettitudine del governatore: si faceva riferimento soprattutto al terribile terremoto del 1622 avvertito anche ad Ischia. Ma non si trattò dell´unico evento devastante del secolo: nove anni dopo il Vesuvio portò distruzioni nella area di Torre del Greco costringendo molti torresi a rifugiarsi ad Ischia. Nel 1655, infine, una violenta pestilenza sconvolse tutto il regno causando vittime anche sull´isola dove non si sapeva dove seppellire i cadaveri.

Le continue scorribande dei corsari

A peggiorare la situazione concorsero le continue scorribande dei corsari che, a partire dal 1533, ebbero cadenza annuale e portarono una lunga serie di lutti e distruzioni. Questo delle incursioni corsare fu uno degli ultimi periodi nei quali il Castello rimase abitato; dagli inizi del Seicento la popolazione iniziò a trasferirsi sull´isola maggiore e le famiglie residenti sulla fortezza restarono solo 400: il Castello aveva perso ormai definitivamente il suo carattere di residenza per tornare ad essere un baluardo difensivo.

Episodi di ribellione del popolo contro i viceré spagnoli

Questo difficile quadro sociale provocò episodi di ribellione del popolo contro i viceré spagnoli: nel 1647 scoppiò l´insurrezione guidata dal capopolo Masaniello; ad Ischia l´eco di tali eventi convinse la popolazione ad insorgere contro la famiglia d´Avalos: si trattò di un evento storico perché fu il primo forte segnale di cedimento della nobile famiglia che ormai da più di cent´anni si occupava delle sorti dell´isola d´Ischia. Qualche decennio dopo (1683), la situazione di disagio della popolazione fu resa nota ufficialmente al re spagnolo attraverso un memoriale nel quale si richiedeva l´abolizione della feudalità dei D´Avalos ritenuta ormai un freno per lo sviluppo dell´isola; si denunciava inoltre la scarsa capacità di gestire l´ordine pubblico e la tendenza di questi governanti ad arricchirsi alle spalle del popolo.

Il periodo di dominazione Borbonica

Agli inizi del Settecento il vicereame austriaco produsse pochi effetti sulla vita della popolazione vista la sua breve durata (1707-1734) ma fu importante perché liberò  Napoli dai viceré spagnoli; con il 1734 inizia il periodo di dominazione Borbonica che, almeno all´inizio, provocò una rinascita di tutti i settori della vita del regno, grazie all´opera di Carlo III. Questo momento favorevole coinvolse anche Ischia: in particolare il nuovo sovrano si impegnò per migliorare le condizioni della popolazione e liberarla dal brigantaggio che l´aveva attanagliata negli anni precedenti: per risolvere questo problema fu mandato sull´isola il  commissario de Marco che, attraverso una serie di norme severe e restrittive, riuscì nel suo intento.

L'utilizzo come prigione e presidio militare

Ma re Carlo non si limitò a questo: nel 1751 liberò l´isola dalla signoria degli Avalos ed indemaniò il territorio isolano: se questo atto sembrò positivo per le sorti della popolazione fu foriero di guai per il Castello, che da quel momento venne utilizzato come prigione, presidio militare, colonia dei coatti, con conseguenze devastanti per la sua conservazione; si tratta di una sorte comune a tanti edifici storici del nostro paese che hanno visto accelerare il loro declino nel momento in cui sono diventati patrimonio dello Stato. 

La vendita a privati

Gli avvenimenti del 1799, con la proclamazione della Repubblica e la successiva violenta restaurazione, l´arrivo dei Bonapartisti nel 1806, ma soprattutto il feroce bombardamento fatto dagli anglo-borbonici nel 1809, causarono la  definitiva rovina della rocca. Anche dopo l´Unità d´Italia il Castello continuò ad essere sfruttato senza riguardo fino a quando, divenuto ormai un peso per il bilancio statale, fu venduto a privati nel 1913 per la somma di 25.000 lire.

Indirizzo: Via Castello Aragonese 1, 80070 Ischia Ponte
Recapiti Telefonici: 081-992435
Email: info@castelloaragonese.it
Sito Web: http://www.castelloaragonese.it

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