Storia dell'Eremo di San Nicola sull'isola d'Ischia

Vi si giunge da Fontana, salendo per una ripida mulattiera nel cuore del paese, oppure, giungendo da Barano, imboccando prima dell'ingresso alla piazza una strada asfaltata fino ad un certo tratto; a metà percorso si lascia l'auto e si prosegue a piedi fino alla cima. Qui si trova, alla fine di un ripido sentiero scavato nella roccia, il complesso rupestre di San Nicola, uno degli esempi più significativi di architettura di pietra. Il tempio litico che "incarna una montagna antropizzata, 'inviscerata' da percorsi che ricalcano quelli della vita", si confonde col paesaggio.
In questa prospettiva, il mimetismo rupestre non si spiega solo come espediente per sfuggire alle incursioni corsare, ma anche come tentativo propiziatorio del luogo. Inoltre è significativo che l'originaria denominazione del monte fosse San Nicola, prima di quella attuale che è il frutto di un recupero colto di Iasolino. Il complesso ebbe origine quando la nobildonna Beatrice Quadra adattò il preesistente rifugio rupestre in "ritiro di monache", le quali non vi soggiornarono a lungo per la rigidezza del clima, riparando ben presto al Castello. Successivamente, nel secolo XVIII il capitano del Castello Giuseppe D'Argouth (o Nargout), divenuto frate dopo aver prestato servizio come soldato, si ritirò insieme ad altri monaci nell'eremo collocato accanto alla preesistente piccola chiesa della metà del secolo XV. Qui il D'Argouth, per poter ospitare la piccola comunità di monaci, operò ampliamenti e trasformazioni che oggi non sono facilmente leggibili, sia perchè il luogo è in buona parte eroso, sia perchè risulta notevolmente modificato dall'attuale destinazione a ristorante.

Fonte - Ischia Natura, cultura e storia - Imagaenaria Editore

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