I Bagni dell'Oro e dell'Argento - Il Bagnitiello e L'Olmitello

Clio e Liriope, due sorelle di stirpe divina per parte paterna, prole cara a Febo e degna di un dio, qui giungono dalle rupi di Ercole. Di esse s'innamora Giove, ma, poiché non riesce a conquistarle, si vede costretto a ricorrere ad inganni già sperimentati, allorché generò Perseo da Danae. Si tramuta ancora in pioggia d'oro mista a gocce d'argento e penetra attraverso reconditi cunicoli nella dimora delle due fanciulle, le quali, vedendosi perdute, impallidiscono e quasi non danno più segno di vita. Ma Cibele, la dea della terra, non tollerando che nei suoi recessi si svolgano simili intrighi, offre una occasione di fuga attraverso uno squarcio che s'apre nel terreno. Se ne avvede Giove e si rammarica che proprio lui possa essere respinto e così vilipeso. Non ha forse i suoi fulmini per vendicare l'affronto e punire le fanciulle imbelli? Ma poiché tale castigo non sarebbe proporzionato alla grave offesa ricevuta, decide che esse continuino a vivere, ma come fluenti acque e fonti, l'una d'oro e l'altra d'argento. L'acqua come testimonianza e vendetta del misfatto! Ambedue così vivono ancora come fonti, conservando l'onore delle vergini e nome illustre.

Icmeno, nato dalla ninfa Euplea, abitava un tempo sotto sembianze umane le terre di Ischia. Ancora giovinetto tendeva nelle selve le reti, ma incauto saltando da una sponda all'altra di un torrente cadde nel mezzo delle acque. Con le sue forze non riuscì a venirne fuori e inutilmente chiese aiuto, agitando le braccia e invocando i suoi compagni. Vane anche le preghiere rivolte agli dei; ai suoi sospiri facevano vana eco le querule valli. Al fine Giove, mosso a pietà, non volle abbandonarlo al triste fato e così si rivolse a lui: "Non pianger più, almo fanciullo, fatti coraggio in modo degno di un nume; invece che di lacrime, ora scorrerai con acque salutari che allevieranno i morbi e gioia apporteranno. Su questi lidi che hanno reso vane le tue invocazioni, sollievo troverà chi è sofferente di mal d'orecchio". Improvvisamente le membra del fanciullo si sciolgono in acque, le braccia, ammolliti i nervi, si tramutano in acque correnti; si liquefanno le dita e le gambe. Acqua diventano le ossa e gli omeri. Così aumenta il numero delle fonti di Ischia e qui traggono giovamento coloro che soffrono di ronzio alle orecchie o di sordità.

Un pastore, malaccorto, poiché non riuscì a tener lontano dai vitiferi campi il suo gregge marino, disperso da una tempesta, fu da Bacco trasformato in olmo. Successivamente, liquefatte le frondi, Nereo lo fece diventare una piccola sorgente, il nome traendo dall'albero.

La Rassegna di Ischia - www.larassegnadischia.it

Condividi