La Tonnara di Lacco Ameno

Quando il mare è limpido e tranquillo, il fondo si può osservare fino ad una quindicina di metri, poi diventa impenetrabile alla vista. Ma i pescatori riescono a conoscerlo anche a profondità rilevanti, fino a 200-300 metri e oltre, a stabilirne la morfologia, l´habitat, le pianure, le vallate. Essi realizzano questa conoscenza nel tempo attraverso le reti che calano e che, recuperate, portano in superficie agglomerati di fango, frammetti di rocce, di flora, di sabbia, ecc. E anche attraverso le mani sentono il fondo del mare e ne interpretano i segreti. Considerando il percorso intorno all´isola a tappe e soprattutto i tratti entro i 500 metri dalla costa, troviamo, ad eccezione dei punti in cui la profondità è già notevole, specifiche e differenti caratteristiche.

Dalla Punta di Monte Vico sino al Fungo si incontrano posidonia abbastanza alta e scogli, tra cui a nord-ovest del pontile d´imbarco, la Chiana, la cui dimensione fu ridotta negli anni cinquanta, quando si sviluppò la navigazione, per rendere più agevole l´attracco. Ad est del Fungo, la "pietra" più famosa dell´isola, c´è uno scoglio chiamato Perana, che bisogna evitare con maestria quando si cala la rete detta sciabica. Nella cala di Varulė ci sono alcuni tratti di sabbia e soprattutto praterie di rigogliosa posidionia affioranti dalle acque durante la bassa marea. Da citare ancora le cosiddette Secchetella 'e terra con profondità di 13-14 passi e, all´esterno, subito 18-20, e, più fuori, la Secchetella, riportata dalle carte nautiche, molto più ampia della precedente con profondità anche oltre i 20 passi. Sulle due secche si pescano boghe, occhiate, saraghi, orate. Procedendo verso Casamicciola troviamo soprattutto posidonia e scogli con tratti di sabbia lungo la litoranea; sono noti gli scogli del Santuario e quelli del Pozzillo, dove si effettuava la particolare pesca delle salpe con la nassa. Continuando fino a Perrone (Punta della Scrofa) e al faro del porto d´Ischia c´è alternarsi di sabbia, scogli, posidonia, fango. Medesime caratteristiche ha il fondale fino al Castello Aragonese. Tra Ischia e Vivara vi è la secca denominata Le Formiche di Vivara, dove in alcuni punti la profondità segnalata è di 4 metri.

Dal Castello Aragonese alla Punta San Pancrazio, in particolare nella baia di Cartaromana, dominano praterie di posidonia con qualche pennellata di sabbia e scogli. Allontanandosi dalla costa si trova fango e nel tratto di mare di fronte alla Punta del Bordo e alla Punta San Pancrazio vi è l´esteso Banco d´Ischia, formato da posidonia, scogli, sabbia, luogo molto pescoso e con pesci di qualità, la profondità varia da 26 a 40 metri. Verso la Scarrupata la costa è alta sul mare, nel quale si alternano sabbia, scogli e posidonia. Il Mare dei Maronti, tra Capo Grosso e Sant´Angelo, è soprattutto sabbioso con qualche tratto di posidonia. Sotto la Torre di Sant´Angelo, scogli, posidonia e poi subito profondità rilevanti; a ovest della Torre fino a Capo Negro, scogli come le Chiane 'e rose, tratti sabbiosi, zone con pietra pomice che si ritrovava soprattutto nella rete tartanella, ancora posidonia e due Chiane prima della punta di Capo Negro. Tra quest´ultima e Punta Chiarito c´è la meravigliosa Baia di Sorgeto con scogli nel fondale della baia e praterie di posidonia all´esterno. Tra la Scannella e Punta Imperatore un tratto di costa viene detto Spasare, forse perché la costa si distende ampia e luminosa. Il fondo fino a Punta Imperatore, sottocosta, è costituito da scogli, posidonia e qualche tratto di sabbia; l´acqua è intensamente blu. Fino al Soccorso soprattutto sabbia che alimenta le estese e bellissime spiagge di Citara e di Cava dell´isola, poi alternarsi di scogli e posidonia. Di fronte a Citara, a circa un miglio, le Chiane a linea, scogli a circa 20 metri di profondità, e altri scogli detti Guarracinare. Al Soccorso, a circa 2 miglia dalla costa, la Secca di Forio, ampia zona scogliosa con posidonia e sabbia e profondità tra 30 e 40 metri. Vi si pesca molto bene qualsiasi genere di pesci, sia alla traina che in profondità. Sotto il Soccorso affiorano gli scogli delle Camarate.

Dal porto di Forio a Punta Caruso la sabbia alimenta le spiagge della Chiaia e di San Francesco, ma vi sono anche molti scogli e tratti di posidonia. Tra Punta Caruso e Punta Cornacchia scogli e posidonia con qualche tratto di sabbia. In particolare due zone scogliose, che molto probabilmente sono legate alla formazione vulcanica di Zaro, sono chiamate Bellomme 'e terra e Bellomme 'e fore, divise da una breve striscia sabbiosa. A est di Punta Caruso ci è una rientranza detta Cala ranna (cala grande); a ovest la Caluscella. Dalla Punta Cornacchia alla Punta di Monte Vico: sotto la Mezzatorre, sabbia, posidonia e scogli; tutta sabbia finissima nella baia di San Montano; presso il Piperno (poi scoglio del Leone), sentinella di San Montano, scogli e rigogliosa prateria di posidonia. Di fronte alla Cala Lucia dopo la posidonia si trova un ampio tratto di sabbia e fango. Oltre i 500 metri dalla costa la profondità varia secondo le zone. Di fronte alla costa nord-est e fino al litorale domiziano la profondità massima è di 120 metri a circa 5 miglia, poi comincia a diminuire in misura costante e graduale verso Mondragone procedendo verso nord-ovest invece diventa subito di 100-150 metri per portarsi fino a oltre 600-700 metri di fronte alla costa di Mezzogiorno e di fronte a Sant´Angelo. A volte si calano le reti anche oltre i 500 metri, ma si è constato che non si realizza una grande pesca, ad esclusione di cacciuttielli, piccoli squali, pochi gamberoni e scorfani di fondale. Quasi sempre così con le reti si arriva a 300 metri. Nelle profondità indicate si trovano scogli, fango, grandi vallate, lungo i fianchi si possono catturare soprattutto gamberoni. Il fango ha caratteristiche diverse, a volte si presenta attaccato alla rete in piccoli agglomerati che nel toccarli si sfaldano, di colore marrone-rossiccio, ma di solito è compatto e di colore grigio.

Di fronte alla Punta di Monte Vico, a qualche miglio, troviamo i seguenti scogli a profondità diverse , ma sempre oltre i 30-40 metri: Uàle, Situàrde, Còle 'e voie, Luogo Nuovo, Macciòtta, Puzzulane; procedendo verso est: Luogo di Schiàntero, Rentagliàta, Sant´Aniello, Santa Restituta, Sùmme 'e Cavallaro, Scurnitto ( di fronte a Villa Zavota), Suòrve; a nord della tonnara: Finnàche (dove veniva ancorata l´Abbazia, il barcone con il faro di cui si parlerà in seguito), Menuele. Su questi scogli i pescatori calavano le reti, ma soprattutto pescavano con le lenze evidentemente, quando furono individuati, considerato che erano molto pescosi a ciascuno di essi fu attribuito un nome che spesso corrispondeva a una particolare indicazione a terra per arrivarci e ancorarsi. Questi toponimi furono molto in uso fino agli anni settanta, quando diversi pescatori, specialmente lacchesi, vi pescavano pesci pregiatissimi. Ad un paio di miglia da Punta Imperatore c´è una secca a 140 passi (circa 200 metri), dove si pesca molto bene. A 150-300 passi a nord di Punta Imperatore spesso si recuperano nella rete pietre simili a carboni bruciati. Di fronte alla Nave troviamo gli scogli di Murande, Corna della Nave, Tre botti, Spadara, Zemonaca. Da Sant´Angelo a San Pancrazio un insieme di scogli detti Frasca.

Da: La tonnara di Lacco Ameno e altri mestieri di pesca nell´isola d´Ischia di Giuseppe Silvestri

[Imagaenaria Editore]

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