Isole d'estate Ischia e Ponza -  Ischia

Nonostante non appaiono sulle carte nautiche che tanto amava disegnare il defunto ammiraglio Magnaghi, nel Mediterraneo devono esserci delle correnti marine che incessantemente si spingono verso le coste della Campania. Tanto tempo fa, in evi mitologici, le spoglie della sirena Partenope portate via lontane dalle correnti giunsero a Napoli, trovandovi una dignitosa sepoltura per l´eternità. Allora, una corrente marina decise quale religione avrebbe adottato questa notevole città. Poi, ai tempi degli eroi, vi approdò la salma di Palinuro, timionere di Enea, il cui copro fu trascinato fino ad un promontorio, che da allora porta il suo nome. Man mano che ci si avvicina a tempi più storicizzati, quel fenomeno diveniva più attendibile: infatti fu allora che le spoglie di San Costanzo - Patriarca di Costantinopoli e Santo Patrono di Capri - accuratamente protette e messe in un barile, furono portate dalle correnti dall´Eusino al Golfo di Napoli. Non vi è tuttavia una leggenda così chiaramente documentata come quella delle spoglie della Santa Vergine Restituta, il cui corpo sostenuto da una macina sospinta dal vento, dalle coste africane approdò nel Golfo di Napoli; la martire benedetta finì per toccare terra su di un arenile nei pressi di Lacco Ameno, nell´isola d´Ischia, soggetto di questo breve racconto. Come prova quel divino viaggio, una macina - simbolo del miracolo - è custodita nella chiesa di Santa Restituta, che s´innalza vicino alla famosa sorgente minerale dallo stesso nome.

Un mattino raggiunsi in barca quell´incantevole e soleggiata spiaggia, con la mente ancora offuscata dall´immagine del vicino santuario. Una visione soprannaturale mi raggelò il sangue nelle vene, a pochi passi dalla riva giaceva una testa umana, il cui volto era irriconoscibile poiché era visibile sola la nuca, parzialmente celata da un panno bianco che sembrava un asciugamano. La gente vi gironzolava accanto senza prestarle attenzione, come se tale spettacolo fosse una consuetudine giornaliera, poco distante, impassibili pescatori rammendavano le loro reti e i bambini vi giocavano accanto, schiamazzando allegramente. Colpito dall´incredibile insensibilità di quelle persone, e sospettando di essere rimasto vittima di un´orrenda allucinazione, mi avvicinai tremante deciso a togliere il panno che nascondeva quella testa. Appena mi apprestai a compire quell´innocente gesto, fui interrotto nel mio proposito, poiché da quella testa vennero fuori degli insulti in un approssimativo linguaggio napoletano, frammisti ad un perfetto idioma inglese, che niente potrebbe indurmi a riportare. Intuii facilmente che si trattava di un inglese intento a curarsi i reumatismi mediante sabbiature. Immediatamente la terra inizio a gonfiarsi come in preda d´impetuose convulsioni, e quell´attuale Tifeo ne emerse schiacciando il suolo con i piedi, scalpitando per liberarsi dalla sabbia, come il leone de Il paradiso terrestre di Milton. Soltanto due giorni prima, quell´uomo aveva bruciato le sue grucce «e per Giove - esclamò - non potete immaginare quale gioia si prova a gironzolare nuovamente senza quegli arnesi». Invece lo sapevo benissimo poiché anch´io ero passato da quel purgatorio (purtroppo le sabbiature non sono più prese in considerazione).

Da: Isole d´estate Ischia e Ponza di Norman Douglas

[Imagaenaria Editore]

Condividi