In giro per Ischia Boschi, borghi, spiagge, sentieri

Alla fine del suo percorso tortuoso e panoramico l´autobus mi lascia nella piazzetta di Campagnano, davanti alla chiesetta dell´Annunziata, dolcissima con la sua facciata bianca maiolicata. Torno indietro di una cinquantina di metri e prendo la strada a sinistra, che diventa un ripido viottolo sprofondato nel fianco della collina. Mi accompagna nella salita la vegetazione fitta ed esuberante dei versanti esposti a nord: leccio e castagno proteggono la felce, l´edera, il pungitopo, il corbezzolo e il mirto; dove c´è spazio aperto la ginestra e il fico danno colore e profumo; le balze rocciose sono coperte da cascate d´erba. Il sentiero si inerpica caparbio in questo dirupo che è l´interno di un cratere semidistrutto da eruzioni esplosive e dall´erosione; gli scalini di pietra lavica che un tempo facilitavano la salita a uomini e muli sono stati ricoperti di cemento per consentire il passaggio degli scooters, ma nei tratti più ripidi sono stati lasciati parzialmente scoperti per i muli che l´avanzare del progresso tecnologico non hanno ancora eliminato. Un grande pioppo coperto di edera annuncia la fine della salita; ovunque possibile la terra è coltivata a vite e alberi da frutto. Il sentiero termina dove una croce di ferro con gli strumenti della crocifissione ricorda al viandante un uomo coraggioso e coerente fino alla morte. A sinistra si va a Piano Liguori: è il crinale della collina, una striscia di terra coltivata con un gruppo di case, alcune abitate. è un eremo laico, un frammento di umanità arcaica non ancora impoverita dai nuovi bisogni inventati dalla civiltà consumistica. Mi fermo ad ascoltare: si sentono voci di donna chiamare e voci di bambini rispondere, un cane si ferma incuriosito a guardarmi, senza paura.

Un gruppo di intraprendenti è riuscito a cotruire un ristorante affacciato sull´infinito. La sosta è pericolosa perché, con un bicchiere di buon vino ischitano, invita alla meditazione; un altro giorno ci resterò a lungo, oggi voglio completare il mio percorso. Proseguendo verso est lungo il crinale, scendendo tra pioppi e filari di vite, arriverei sulla strada che circonda la collina e mi riporta alla piazzetta della chiesa, regalandomi la meraviglia ad ogni svolta per lo svelarsi splendido del panorama; trono invece sui miei passi: voglio salire ancora, la cima del Monte di Vezzi mi attira. Oltrepassata la croce piego a destra poi a sinistra, seguendo le indicazioni di un contadino; l´ombrosa frescura del castagneto mi accoglie generosa e mi accompagna alla vetta. Non è una vera montagna, ma basta per scoprire la libertà del cielo. Da lì non posso tornare indietro; uscito dal castagneto vado verso il mare, tra filari di vite si fa sempre più immanente un panorama radioso. La risacca e un abbaiare lontano fanno da cornice al silenzio che mi circonda. Non posso andare oltre, sotto di me un orrido dirupo invita al volo. Torno di nuovo sui miei passi fino al bivio con il pioppo che il contadino mi aveva descritto: da lì, a destra, si va verso il margine della collina. è arduo camminare spediti: a ogni svolta la vista si apre magnifica e mi costringe a fermarmi per lasciar entrare l´immensa pace della natura. Il promontorio di San Pancrazio si protende in un riflesso abbagliante di sole, le onde risuonano tra le pietre della Scarrupata di Barano, ma il mare è un mondo lontano: introno a me gli uccelli si rispondono e le foglie stormiscono. Una campana lontana, discreta: è la chiesa della Madonna di Motevergine allo Schiappone, sul cammino che mi attende. […]

Da: In giro per Ischia Boschi, borghi, spiagge, sentieri di Daniele Vinci

[Imagaenaria Editore]

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