Tradizioni dell'isola d'Ischia - L'arte dell'intreccio

L'arte dell'intreccio ha antiche origini e tuttora riveste un ruolo importante nella tradizione popolare di diverse comunità. Ancor oggi, è possibile rilevare la presenza, in molte dimore, di suppellettili e di attrezzi da lavoro fabbricati con materiali di origine vegetale mediante le tecniche dell'intreccio, tramandate di padre in figlio in numerose famiglie di artigiani, contadini e pescatori. In particolare, l'arte di intrecciare materiali di origine vegetale è diffusa in ogni parte del mondo e le relative tecniche sono utilizzate da milioni di persone al fine di realizzare manufatti di vario tipo, dai giocattoli per bambini ai numerosissimi modelli di contenitori adoperati per il trasporto dei più svariati prodotti, infine vari strumenti da lavoro. I materiali utilizzati in questi lavori artigianali sono innumerevoli e variano da zona a zona a seconda sia della vegetazione presente, che dipende da vari fattori ambientali, che dagli usi e costumi locali. In ogni caso, è necessario che le piante utilizzate siano abbondanti, facili da raccogliere e da lavorare e, infine, resistenti all'uso. Nell'isola d'Ischia le tecniche dell'intreccio sono applicate sul materiale vegetale ricavato dalle seguenti specie: Arundo donax L., Arundo plinii Turra, Avena fatua L., Castanea sativa Mill., Corylus avellana L., Erica arborea L., Fraxinus ornus L., Juncus spp., Myrtus communis L., Olea europea L., Phoenix canariensis Hort., Pistacia lentiscus L., Populus nigra L., Raphia ruffia Mart., Salix alba L., Spartium junceum L., Tamarix gallica L., Triticum durum Desf. cv. carosella, Typha angustifolia L., Ulmus campestris L.. Le entità su menzionate sono quasi tutte presenti sul territorio isolano, costituiscono un'eccezione il ginco e la rafia, le quali vengono importate dalla terraferma. Prima della lavorazione, i materiali ricavati dalle piante, a seconda del tipo, vengono sottoposti a vari trattamenti. Alcune operazioni preliminari prevedono la defoliazione, la decorticazione che fa assumere un altro colore, o il taglio in strisce sottili. Successivamente i materiali possono essere trattatti con vapore di zolfo, che li libera da eventuali parassiti e li sbianca, oppure in casi molto particolari vengono esposti al vapore delle fumarole vulcaniche presenti sull'isola che li rende particolarmente elastici e resistenti. Dall'intreccio di tali materiali, adoperando tecniche antiche acquisite ormai da secoli ed in cui l'unica variante è rappresentata dall'estro e dalla fantasia dell'artigiano, sono ottenuti innumerevoli oggetti tra i quali rivestimenti per damigiane e bottiglie e il tipico canestro o canisto, di forma e dimenisoni varie, costruito con materiali diversi a seconda del suo impiego. Un esempio di tipico cesto ischitano dall'uso altamente specializzato è rappresentato dal cosiddetto cufaniello 'e ll'acene, costruito prevalentemente con rami di mirto e di olivo e utilizzato come filtro durante la vinificazione nelle cantine dell'isola. Un altro esempio è costituito dalla nassella, detta 'u nassiell, che consiste in un contenitore piatto a forma di goccia e di misura variabile, adoperato per seccare al sole i fichi o i pomodori; esso si ricava con rami di castagno e di ginestra intrecciati tra loro, il bordo perimetrale viene contenuto con rami di salice. Nell'ambito delle feste religiose nell'isola d'Ischia per pochi giorni all'anno, si intrecciano foglie tenere di palma per ricavarne le cosiddette "palme" che vengono scambiate in segno di pace la domenica che precede la Pasqua.

Fonte - Flora dell'isola d'Ischia [Imagaenaria Editore]

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