Auden il poeta che ha legato il suo nome a Forio

Fonte:Giuseppe Castiglione - www.ilgolfo.it

Auden è considerato caposcuola di una generazione di poeti accomunati dall'impegno sociale e politico e dall'interesse per Marx e Freud. Negli anni successivi si allontanò da tali posizioni per avvicinarsi alle tematiche religiose e metafisiche. La sua gamma espressiva si alimenta di immagini sorprendenti e ardite, derivate dalla filosofia, dalla psicologia e dalla mitologia. Sviluppò la teoria di Eliot, secondo cui la sensibilità poetica cindensa e non discrimina esperienze diverse, sia intellettuali che pratiche, quotidiane e metafisiche.

Per l'elaborata ricchezza delle figure retoriche, la sua poesia è stata definita neo-manieristica, ma ciò poco importa in questo tratteggio. Attraverso un inglese ricco di musicalità - Auden racconta l'amore nella sua fragilità e nella sua immensità. "Funeral Blues" è una ballata funebre, è contenuta nel film "Quattro matrimoni e un funerale" e nell'altro film "L'attimo fuggente". Il titolo "Funeral blues" fu utilizzato tre anni dopo la morte dell'autore dal Prof. Mendelson, suo biografo e critico, forse dietro autorizzazione dello stesso Auden. "The Rake's progress", conosciuta in Italia come "La carriera di un libertino", fu scritta a Forio in collaborazione con Chester Kallman per la musica di Igor Stravinskj.

La "prima" di quest'opera avvenne al teatro "La Fenice" di Venezia nel 1951. Uno dei personaggi principali di questo lavoro, Babà la Turca, fu ispirato all'autore da Maria Senese del bar "Internazionale" di Forio, luogo dove era solito intrattenersi per lunghe ore del giorno. Nella poesia di Auden il confine tra vita e morte è sempre oscuro, incerto, sempre presente ma inafferrabile: e lì, in quella terra di nessuno, si fanno incontri strani dove alle nostre domande vengono date risposte inquietanti. Sappiamo bene che non esiste una griglia per interpretare in modo corretto un testo poetico, nè il testo poetico diventa pretesto per studiare linguistica, retorica, metrica o semiologia. Non dimentichiamo di trovarci al cospetto di un grande autore di lingua inglese, per cui sembra utile e necessario, almeno per qualche poesia famosa, produrre la traduzione italiana con testo originale a fronte.

Tale è il presupposto su cui si fonda di fatto ogni lettura, al di là della storia psichica del lettore, delle aspettative e degl interessi dell'umore del momento o della situazione. In questa "libertà" di lettura si fonda ogni fatto di interpretazione, con risultati svariati. Sono nel giusto gli scrittori che invocano di mettere "giù le mani dalle poesie, non vogliamo essere studiati ma anzitutto letti,con piacere, sofferenza, curiosità, passione". Perfino un critico e studioso dovrebbe tenersi lontano dal mestiere, leggere da semplice e libero lettore.

Nella premessa a una sua raccolta di saggi, lo stesso Auden dice: "Una poesia deve essere un sistema chiuso, ma credo che nella critica sistematica ci sia qualcosa di morto e perfino di falso". In altre parole, la critica ci guadagnerebbe ad osservare annotazioni, riflessioni isolate, senza la messa in opera di un discorso organico. Non so quanti critici sarebbero d'accordo con questo principio; meglio seguire i consigli di Auden: niente discorsi generali, niente sintesi in un quadro d'insieme ma descrizioni puntuali e osservazioni singole su qualsiasi punto del testo.

Lo stesso Auden, in un saggio intitolato "Leggere" ci aiuta a capire meglio: "Gli interessi di uno scrittore e quello dei suoi lettori non sono mai identici: se talvolta coincidono è per un caso fortunato. Leggere è come tradurre, perchè l'esperienza di due persone non sarà mai la medesima. Un cattivo lettore è come un cattivo traduttore: si attiene alla lettera quando dovrebbe parafrasare e parafrasa quando invece dovrebbe attenersi alla lettera. Per imparare a leggere bene, l'erudizione, per quanti meriti abbia, vale meno dell'istinto; alcuni grandi eruditi si sono rivelati cattivi traduttori. Il piacere è ben lungi dall'essere una guida infallibile: è però la meno ingannevole".

Iosif Brodskij, nella breve introduzione a "La verità, vi prego, sull'amore" dice che "Auden vi illumina e vi scalda il cuore. Per quanto il libro sia smilzo, nel chiuderlo sentirete e vi direte non quanto è grande questo poeta, ma quanto umani siete voi". E prosegue ancora: "Ci sono buone ragioni se i versi del poeta oscillano tra la più intensa tenerezza e parossismi di indifferenza, e se da queste oscillazioni nasce uno stridente lirismo che non ha precedenti. Non vi succederà un'altra volta di incontrare canzoni d'amore così cariche di apprensione. Contengono e trasmettono una sensibilità dissonante che si presterebbe facilmente ad essere manipolata se non fosse per l'assoluta sobrietà che la sostiene. Inutile dire che non lasciano molte illusioni nè a chi ama nè a chi è amato; e meno ancora ne offrono al vostro prossimo e allo sconosciuto. Profondamente tragiche come sono, rimangono anche straordinariamente divertenti, perchè la loro ironia è un risultato della desolazione. Riescono a sedurre e a temprare nello stesso tempo; in questo sta il loro potere e, insieme, la loro garanzia di durata".

Sempre in bilico tra reale e immaginazione, tra volto nudo e maschera, le sue raccolte di poesie mettono in risalto una grande tensione innovativa, mettono in scena la quotidianità di un intellettuale che della sinfonia di parole è miracoloso interprete. Risonanze magistrali, insperate stanze dove si raccoglie la vita in magiche costruzioni e dispiegano armonia, che ora si apre come un mare, ora nella volontà di una coscienza nel gioco di uno specchio. Nei percorsi dell'espressione artistica capita di imbattersi in parole in grado di sedurre,trascinare, creare empatie profonde e stabilire canali comunicativi particolari: questo merito è toccato al nostro autore. La coscienza, per Auden, credo fosse la convergenza di molti punti di fuga, compresa tra molteplici visioni laterali, puntuali come un regalo inatteso o un film dimenticato; credo fosse come un buco nel cuore, un foro nella pietra, un fischio del vento che trascina con sè levigature irrequiete di nostalgia.

Auden sembra suggerirci: resisti, uomo, all'ascolto dell'essere nel sobrio reticolo delle scialbature e delle cromie, entra in quel mistero che non svela la malinconia, conosci la matita che sa la carta, scivola lentamente sulla superficie dove non c'è nulla da imparare ma molto da dire. E' la gravità che ci obbliga quaggiù assieme a qualche concetto sbagliato ma pur riferimento di un cammino, assieme allo spasmo di un forse, alla tenera abiezione del nulla, all'impurità che diviene oggetto come fosse acqua che ritorna dal ghiaccio. La poesia di Auden è nella consunzione che contempla le ferite, nell'abbisso che sfalda le scorie, nel segreto agitarsi di balconi vuoti, una danza senza rumore che tende alla sera. E' antico nel buio l'orlo che si sfrangia, la tavolozza incavata dalla Musa quando il poeta avverte l'estro creativo simile a una gazzella e ne patisce la passione, quel desiderio che aduna le nuvole e il mistero.

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