Raffaele Iacono

Raffaele Iacono

Nel variegato panorama della pittura isolana Raffaele Iacono s'inserisce come esponente della tendenza che si rifà ai modi e agli esiti di esperienze continentali italiane ed europee.Vissuto in un ambiente cosmopolita (i genitori gestivano quello che una volta era considerato il numero uno degli alberghi isolani, il Floridiana di Porto d'Ischia), nel 1965, all'età di vent'anni, inizia a dipingere da solo, quasi portatovi dalla splendida natura isolana e dal côté artistico internazionale allora ancora presente nell'isola. Va anche detto che proprio di fronte al suo albergo aveva sede quella galleria "Il Centro" creata e diretta da un giovane di talento, Luigi Pilato, che doveva far conoscere agli isolani tanti capolavori dell'arte moderna e patrocinare le prime mostre in Italia di artisti anche stranieri che in seguito sarebbero diventati famosi (per tutti citerò Francis Bacon). Molti ancora ricordano i muri della galleria coperti da quadri di Gentilini, Guttuso, De Chirico, Persico e di tanti altri, ma questa è una storia tutta ancora da scrivere. Con queste suggestioni il giovane Raffaele prende a dipingere valendosi di qualche consiglio tecnico di pittori di passaggio e lasciando per il resto libero campo alla sua fantasia: ben si può dire che come artista s'è fatto da sé. I suoi primi impulsi lo portano verso un «realismo» dai colori vivaci e dalle forme fortemente geometrizzanti. Prende a viaggiare per l'Europa dove visita musei e gallerie per approfondire la conoscenza dell'arte moderna che sente a sé congeniale anche nei suoi esperimenti d'avanguardia più arditi. Si ferma a Parigi, patria degli Impressionisti e terra d'asilo di Picasso, eleggendola a sua seconda dimora: vi si trova come a casa sua. Intanto stende sulle tele grandi superfici monocrome o bicolori giocate in una grande varietà di toni, quasi pretesti naturalistici per l'incontro-scontro di luci e colori: sono frammenti di materia fortemente ingranditi come li può vedere un insetto o un uccello. Insomma siamo ai limiti dell'informale, ma il grande salto nell'astratto non ci sarà. In seguito la sua visione si farà più equilibrata fra naturalismo ed astrazione in una sintesi che lo porterà a proporre la focalizzazione di un punto intorno al quale far ruotare gli altri elementi. L'ho chiamata altrove una visione ostensoriale o epifanica della realtà" (Michele Longobardo).

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