Mariolino Capuano

Nei primi anni '80, Mariolino Capuano riprende a disegnare con l'inchiostro di china, i pastelli a cera, paesaggi con un'apparenza di surrealismo, ma i circuiti di esercitazione (sperimentazione) sono vari e moltepli­ci, sia tecnicamente che espressivamente. Si orienta ai colori acrilici, e cerca di padroneggiarli ai propri fini. Nel 1984, la partecipazione a rassegne, a premi che vince o in cui si piazza ai primissimi posti e negli anni successivi varie mostre personali. La pittura di Mariolino si presenta sempre più nitida e meticolosa, caratterizzata da accuratezza e minuziosità, quasi ad evidenziare un verismo-non verismo, intrigante sia per una lettura d'approccio innocente, sia per qualsivoglia tentativo d'immedesimazione con l'artista. La sua iconografia è insolita e sconcertante, in un certo senso svincolata dall'arte contemporanea, ma chiara espressione delle ansie e delle inquietudini della mente umana. "Pinocchio", motivo ricorrente, costituisce un pretesto che lo aiuta a nutrire il suo repertorio iconografico per una pertinente osservazione della realtà. Infatti, le sue creazioni rivelano un'acuta sensibilità naturalistica, sia nell'apparenza delle cose che nel colore, quasi a evidenziare una sorta di "genealogia" inconscia con lui grande maestro del passato, anch'egli un grande "indipendente": Hieronyimus Bosch" (Maria Mennella).

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