Giovanni De Angelis

Le anime che pulsano nel marmo di De Angelis vivono di infinita armonia e rispettosa intimità. C'è un segno, spesso, nell'ellisse a mezzo del suo impeto che differenzia i sentimenti come la pulizia della carezza posata sulla materia e il privilegio di una solitudine melanconica propria di chi troppo stima la natura. Nell'affrontare, per esempio, il tema femminile non pone fra sé e lo scalpello infingimenti in una assenza totale di carica problematica, ma sincerità espressiva in un linguaggio sicuramente fisico. Nel gioco di contrasti è anche il suo lemma. Dal marmo bianco di Carrara alla nera lava del Vesuvio come masse da plasmare in un levigato sentore di trasparenza che conduce alla conciliazione. Le immagini della classicità fioriscono dal blocco eruttivo in natura. De Angelis, che muove da una fioritura ampia post-Liberty per canoni poetici, affronta i ricami del tempo con soluzioni dinamiche e tagliate, con volute in accenno su corpi dai volti non identificati. La sostanza è il criterio col quale opera in opposizione alla retorica nell'espressione di dedizione all'arte, essenza della vita stessa. Quindi, l'idea. Idea che diventa realizzazione e realtà immediata mentre l'individualismo romantico così forte, nella cortina che alza a protezione, presume travaglio di creazione. Struttura, dunque, allineata coi concetti dell'uomo che non si fa condizionare, ma al contrario elevare nella straordinaria continuità. La confidenza con gli accadimenti della vita e la capacità di fondere la sua visione con gli stati d'animo provocano equilibrio al limite miracoloso nella costruzione delle composizioni. Semmai - e l'impressione è netta - è viva la preoccupazione di innalzare il lato fisico della natura codificata da una sottile enfasi surrealista che invita ad una profonda meditazione. Ma c'è anche, nelle pieghe, un coordinato taglio al limite informale che sorge - esemplificando - dal levigatissimo marmo per un cavallo e cavaliere oggetto di un "Sogno" coinvolgente. La coordinazione in Giovanni de Angelis è assoluta. Mai la sua opera sconfina con tentativi irrisolti, mai si libera di una ricerca rigorosa per intraprendere una situazione nuova, d'effetto. Il filo che cuce il suo piano non ha elementi di tensione se non quelli provocati dall'arte stessa perché infatti egli è leggibile, individuabile, virtuoso. Ho letto di simbolismi che accompagnerebbero il suo percorso. Certo. Non c'è artista che non conosca questa regola. Tuttavia in De Angelis il concetto-simbolo è così velato, così provocatoriamente in sottofondo che la risultante psicologia è soltanto un dato di casualità. E tutto questo perché? Perché non ha bisogno di aggrappamenti pretestuosi per raccontarci la sua emozione sensitiva, la sua spirituale intransigenza. Nella conclusione, in questo maestro dello scalpello campano, si legge la dinamica sveltezza, la sciolta bravura, su corpi che vibrano nel dominio della scultura.E la sua ricchezza è soprattutto là, in quel segno pulito che fa recitare le contorsioni della forma in un taglio di poesia" (Everardo Dalla Noce).

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